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Storia

di Lunedì, 17 Marzo 2014 - Ultima modifica: Venerdì, 11 Marzo 2016
Immagine decorativa

Il Comune di Daiano, situato sulla strada per Lavazè a monte di Cavalese e alle pendici della catena della Rocca, su un terrazzamento morenico alla destra della Val della Rù, è il paese più soleggiato e tranquillo della valle. Si ipotizzano origini piuttosto antiche, data la sua collocazione lontana dai corsi d'acqua.

Don Lorenzo Felicetti in “Memorie storiche di Cavalese, Varena e Daiano” edito nel 1933, scriveva: “Daiano giace in aprica posizione, lontano da ogni pericolo di acque, luogo perciò dei più antichi. Infatti, i primi popoli alpini che, quali pastori, vennero ad abitare le nostre valli, scelsero dappertutto, per erigervi la loro dimora, posizioni soleggiate ed in alto, lontane da fiumi e torrenti; al più, vicine a ruscelli, dai quali non avevano da temere.

Il nome antico del villaggio non fu Daiano, ma Aiano e si chiamò Aianum nei documenti fino a questi ultimi tempi; anzi, in latino si scrive tuttora così. La lettera "d" vi venne messa per eufonia; dicendosi latinamente per dire a Daiano, ad Aianum, in italiano la pronuncia di ad Aiano divenne a Daiano: e Daiano rimase il nome (...)”.

Rispetto a Cavalese, centro della Valle e della Magnifica Comunità di Fiemme, quasi una piccola capitale, le tre “Ville”, come erano e sono tuttora chiamati i paesi di Daiano, Carano e Varena, costituivano dei nuclei sostanzialmente equivalenti, fortemente dipendenti dal centro, e con poche relazioni reciproche.

Ancora oggi si possono riconoscere le antiche strade di collegamento tra Cavalese e Varena, Cavalese e Daiano, Cavalese e Carano, mentre il collegamento tra i tre paesi anticamente non esisteva. Ognuno di essi era un piccolo centro, con la stessa struttura: il rio al margine, la piazza centrale nella quale confluiva la strada da Cavalese e le altre stradine che portavano ai campi e ai boschi, l’edilizia lungo le strade principali, gli orti e gli spazi coltivati fin dentro il paese, la chiesa immediatamente all’esterno del nucleo.

Una particolare caratteristica della zona era quella per cui alla sera i corvi, lasciati i più bassi pianori di Cavalese e dintorni, volavano per passare la notte, nel territorio delle Ville raggruppandosi, in modo particolarmente numeroso nei lariceti presso Daiano. Per questo particolare faunistico venne dato agli abitanti di Daiano il soprannome di “corvi”.
LO STEMMA
Nello stemma di Daiano figurano i seguenti simboli:
 
  • in smalto verde, il massiccio della Rocca con le affiancate cime Cugola e Ronchesei; esso spicca su uno sfondo d'oro;
  • in nero, loro colore naturale, due corvi con le ali appena aperte per ricordare il soprannome di “corvi” con cui gli abitanti di Daiano sono conosciuti ed al quale essi tengono;
  • un daino accovacciato alla base del massiccio montuoso, che vuole essere un simbolo riferito al toponimo Daiano, di origine non ben definita.

LA CHIESA DI SAN TOMMASO

 

La chiesa parrocchiale di Daiano, dedicata a S. Tomaso, fu consacrata dal vescovo Corrado II° di Castel Beseno, il 28 novembre 1193. Daiano fu curazia della Pieve di Cavalese fino al 1805, anno in cui divenne parrocchia a sé stante. Nella volta dell'aula è presente un’allegoria dell'erezione a Parrocchia della chiesa dipinta da Carlo Donati, con scritta votiva, Angeli e Santi, e stemmi di Pio XI.
 L'attuale edificio, di stile gotico, è stato ampliato nel 1935. Il campanile presenta un coronamento di trifore tardo romano, finestroni ogivali e una cuspide con cipollone barocco del 1761.
 Sulla facciata settentrionale è visibile un affresco di S. Cristoforo protetto da un tettuccio di scandole.
 L'interno è a una navata.
 La volta, anch’essa di Carlo Donati, è del 1929, mentre quella del presbiterio contiene allegorie del 1500.
 A sinistra dell'arco di trionfo, sopra il fonte battesimale del 1769, si nota un affresco del '400 che rappresenta le Sante Ottilia e Lucia.
 Alla sinistra dell'abside un altro affresco medievale a forma ogivale raffigura la Madonna con Bambino e angeli ed alcuni stemmi nobiliari.
 Sulla parete di sinistra ancora un affresco dell'ultima cena attribuito recentemente ad Antonio Longo.
 Gli altari laterali lignei sono del '700.